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Un appello ai napoletani: «I bravi cittadini mi aiutino a capire che cosa è successo quella notte».

L’appello di Hudson Leonardo, brasiliano travolto da un’auto e rapinato a luglio: ora bloccato su una sedia a rotelle.

«Vorrei appellarmi ai tanti bravi cittadini napoletani sperando che qualcuno possa aiutarmi a capire cosa è successo quella notte, sperando che qualcuno abbia assistito o sia a conoscenza della dinamica dei fatti». È l’accorato appello lanciato da Hudson Leonardo Oliveira Pereira (nella foto), 27enne
brasiliano, da 7 anni in Italia, dove risiede a Marano di Napoli, che all’alba
del 31 luglio scorso, fu travolto da un’auto pirata mentre era in sella al
suo motorino. Il giovane era alla guida di un ciclomotore Piaggio Vespa
50 di colore nero, di ritorno da una serata trascorsa in una discoteca di Capo
Miseno quando, mentre percorreva via Campi Flegrei, in direzione
piazza Capomazza, a Pozzuoli, veniva tamponato violentemente da un
auto cadendo rovinosamente sull’asfalto.

Il giovane, nel tremendo impatto sul manto stradale, dopo un volo di diversi metri, riportava numerose fratture in diversi punti del corpo, perdendo conoscenza.
«Gli ultimi ricordi che ho sono di fari che mi abbagliano, di un rumore assordante di clacson che si protrae, poi il buio». L’auto che avrebbe investito Hudson
non si sarebbe fermata a soccorrere il giovane, disteso sull’asfalto in una
pozza di sangue. Ma particolare ancora più sconcertante, secondo quanto
denunciato dal giovane ai carabinieri della Tenenza di Marano, mentre
giaceva sull’asfalto privo di sensi, sarebbe stato derubato di tutti i
suoi averi. Qualcuno si sarebbe impadronito della sua tracolla contenente
un telefono cellulare, i documenti tra i quali il permesso di soggiorno,
una fotocamera digitale, portafogli e perfino il casco. Soccorso dai sanitari
del 118 e dai carabinieri della compagnia di Pozzuoli, Hudson veniva
ricoverato presso l’ospedale “Santa Maria delle Grazie” in località “La
Schiana”. Per una settimana è stato in coma, a causa delle gravi ferite riportate
nel tremendo impatto. Veniva dimesso dall’ospedale dopo 24 giorni
dopo essere stato sottoposto a diversi interventi chirurgici per le fratture
riportate ad una gamba, ad una spalla e ad una mano. Oggi, a distanza
di circa 5 mesi dal tragico incidente, Hudson è costretto a stare su
una sedia a rotelle assistito dal suo compagno, dai suoi due cugini emigrati
con lui in Italia con i quali condivide l’appartamento in via Carlo
Poerio a Marano e da alcuni amici. “Ora non ho più niente”, racconta il
giovane che prima dell’incidente lavorava come truccatore e parrucchiere
in un negozio al Vomero «se non il mio compagno, che mi è stato vicino
ogni attimo ed al quale devo tutto. Dipendo completamente da un’altra
persona e vivo su una sedia a rotelle che è un oggetto che non credevo
si potesse odiare tanto». Oltre alla vita divenuta ormai difficile, un altro terribile
pensiero assilla Hudson, più volte vittima di episodi di omofobia:
«Ogni giorno mi chiedo quanto il mio colore e la mia “diversità” siano stati
determinanti nella dinamica del mio incidente». (Gennaro Del Giudice - Il Roma)